Chi vota chi

E’ possibile distinguere tra astensionisti e votanti, elezione dopo elezione, in termini di apocalittici oramai disincantati sulle sorti della Patria e su quelle loro individuali e individui integrati, e che si sentono tali, nei gangli del sistema Paese. Mentre gli integrati sono gli unici a potersi giovare di esperienze professionali utili alla polis insieme al proprio bagaglio culturale, gli apocalittici assommano a migliaia nel novero degli emarginati e, si badi, si tratta oggi non solo di individui esclusi economicamente e/o socialmente perché sperimentanti situazioni di speciale disagio ma anche individui di buona cultura che però terminati gli studi hanno trovato sbocco solo in lavori poco qualificanti e poco pagati (working hard, working poor).

Si sente ripetere in questi giorni che coloro i quali si occupano di politica dovrebbero essere altamente competenti per studi prima ed esperienze professionali dopo, quindi, seguendo questa tesi, tutti i partiti politici dovrebbero essere composti unicamente di integrati. Si ripropone quindi il bakuniano dilemma: “l’apocalittico vuole (cambiare il sistema) ma non sa (come), l’integrato sa (come cambiare il sistema) ma non vuole (non ne vede la convenienza)”. I soggetti cui faceva riferimento Bakunin erano il popolo e la borghesia ed egli concludeva dando per incurabile la borghesia – ciò è affine al nostro ragionamento.

Se escludiamo il voto di scambio e consideriamo solo il voto di opinione, non ci sorprende la difficoltà che trovano quei movimenti che si rivolgono agli apocalittici di guadagnarne, e stabilmente, la fiducia. Sono movimenti che rimangono solitamente confinati alla singola cifra percentuale di consensi, alla protesta, all’opposizione o alla marginalità dentro una coalizione vincente. Non così è accaduto per il movimento fondato dal comico Beppe Grillo, da lui trascinato al successo come soggetto di dirompente novità nella scena politica. Un “vaffa” dopo l’altro, mentre il movimento si riempiva di integrati richiamava forte il consenso degli apocalittici. Ed è andato tutto bene, fino all’avventura di governo, quando per realismo negoziale con l’alleato di governo o nella contrattazione di paletti economici con l’Europa, il m5s ha dovuto limare, smussare, compiere persino inversioni di marcia. Così è accaduto il prevedibile: perdita di consenso nei sondaggi, bruschi cali nelle elezioni regionali. Il voto degli apocalittici è esigente.

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