Green Friday

Oggi non voglio scrivere della strage filmata in diretta dall’attentatore e avvenuta in due moschee a Christchurch in Nuova Zelanda, ennesimo caso in cui l’odio religioso si traduce in sanguinaria follia. Mi piace invece appuntare su questa bacheca la straordinaria mobilitazione sui cambiamenti climatici in corso e sulle possibilità d’uno sviluppo sostenibile che, ispirata dalla giovanissima attivista svedese Greta Thunberg, vede ormai coinvolte persone, giovani e meno giovani, da tutto il mondo.

E’ questo il segno evidente che le sofferenze del pianeta causate da un progresso umano non rispettoso dell’ambiente costituiscono ormai una preoccupazione diffusa nella collettività, come pure la sensazione che il tempo per rimediare all’irreversibile sia poco. Raramente in scenari di degrado, a differenza degli scenari di brusca crisi, la gente comune riesce ad inquadrare in tempo il pericolo, a tradurlo in istanza politica urgente e la politica a disporre i conseguenti necessari interventi: nutro il timore che la sedicenne Greta agisca già su uno scenario troppo compromesso dalle generazioni precedenti, queste già politicamente compromesse con industriali senza scrupoli.

Ma che sia una ragazza a difendere quel futuro che appartiene innanzitutto a lei e ai suoi coetanei e che il tema ambientale sia divenuto un patrimonio comune a livello globale sono comunque buoni segnali. Ciò che spero è che la politica non si mostri sorda a queste pressioni nel decidere di politica energetica, di politica industriale, di assetto del territorio.

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