La crescita.

Non vi può essere una crescita sostenuta in un Paese la cui elite vivacchia su posizioni di rendita e si tramanda da generazione in generazione la difesa di questo ingiusto vantaggio. Non vi può essere una crescita sostenuta in un Paese nel quale la competizione fa vincere troppo spesso il peggiore, nel senso di meno capace, meno appassionato, ma più ubbidiente (e dunque favorito nella cooptazione), nelle università come nelle aziende. Non vi può essere una crescita sostenuta infine in un Paese che non sostiene seriamente l’ingresso dei propri giovani nel mondo del lavoro facendo terminare la preparazione a tale accesso al più al 24° anno di età.

Dovremmo andare a lavorare con l’entusiasmo derivante dalla consapevolezza che il nostro lavoro è il primo mezzo, se non l’unico, che possediamo per cambiare il mondo nel quale viviamo: la produttività se ne gioverebbe in un naturale rapporto di causa e di effetto. Ma la legge Fornero approvata alla fine del 2011 ha trasportato oltre i 40 anni di contributi gli anni necessari per uscire dal lavoro indipendentemente dall’età e, pur volendo immaginare quella stabilità lavorativa che oggi è spesso privilegio riservato ai ceti più abbienti (insieme a contributi più sostanziosi), 40 anni vuol dire lavorare stabilmente dai 30 anni fino ai 70 anni e ciò in un quadro sconfortante nel quale alle fasce più povere sono destinati spesso in sorte la delocalizzazione dell’azienda nella quale si opera, l’approssimazione nel rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro (e dunque i troppi incidenti sul lavoro), il pagamento per mezzo dei voucher, il lavoro in nero, lunghi periodi di disoccupazione.

Come è possibile appassionarci se il lavoro è nella maggioranza dei casi una grigia lotteria dalla quale le pedine escono scambiate di posto? Se la scuola perde o fraintende il suo ruolo istituzionale con nuove generazioni sempre più violente e università in mano a professori arroganti che arruolano matricole in massa, non importa l’età, per fundraising? Bastano gli accordi internazionali sul commercio, certo benvenuti? Basta riattivare i cantieri fermi?

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