I re sono nudi (ma sono molto odiati)

Nell’era dei social andrebbe forse aggiornato il finale della favola “I vestiti nuovi dell’Imperatore” di Hans Christian Andersen di modo che all’esclamazione del bambino “Ma l’imperatore non ha nulla addosso!” gli imperatori di oggi possano replicare “ecco un bambino, un ignorante, un incompetente, un signor nessuno dal quale non frutterà nulla che mi odia!” E continuare a guidare il proprio corteo (su Facebook, Twitter o Instagram) a testa alta.

In effetti i maitres a penser della penisola, specializzatisi chi a condurre Il Grande Fratello, chi a trovar la propria cadrega in politica, chi a dispensarci saggezze culinarie o armonie musicali usano i social come la televisione: per intavolare un monologo a senso unico, per fare mostra della propria bellezza interiore od esteriore, della propria bravura o della propria fermezza, ergendo un muro che li difenda da ogni critica. Chi critica lo fa perché odia, perché appartiene a questa categoria “sfigata” degli “odiatori”, vite di scarto dell’italico stivale causa la propria pochezza.

Se poi l’italico stivale va maluccio i suoi imperatori fischiettando se ne vanno, scaricandosi vicendevolmente le colpe e facendo spallucce: sono quelli che anche in acque agitate riescono comunque a superare la tempesta perché navigano su imbarcazioni robuste. Di tanto in tanto agli odiatori è concessa qualche soddisfazione: così il lei-non-sa-chi-sono-io (certo che lo so, sottosegretario) Siri è diventato il lei-non-sa-chi-sono-io (certo che lo so, pregiudicato e nuovamente indagato) Siri. Io, più che odiatore, preferisco definirmi uno scommettitore: e scommetto che non ci ricorderemo di Cristiano De Andrè come del padre Fabrizio, di Elena Di Cioccio come del padre batterista della PFM, di Simone Annicchiarico come del padre Walter Chiari. Questi, la barchetta per superare comodamente le tempeste, l’hanno ereditata: la vie facile.

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