La mala educacion

In una Italia di carriere politiche cresciute nella bambagia, per grazia di cooptazione, per esperienze fuori dalle normalmente diffuse difficoltà, ereditate talora da padre in figlio/a, ci si sorprende fin troppo spesso di ritrovare in grossolana miseria morale la nostra classe dirigente. Che è corruttibile nepotista e clientelare – come hanno dimostrato i casi recenti in Calabria, Lombardia ed Umbria. Che trova il gusto di mostrarsi razzista – come è piaciuto mostrarsi al sindaco forzista di Trieste che durante una partita di basket si è alzato in piedi per rivolgere il dito medio al pivot sudanese della squadra avversaria.

Abbiamo eletto un’elite non sufficientemente tale? La noblesse n’oblige plus? Non li abbiamo attentamente costruite e protette già dentro le aule universitarie e i luoghi di lavoro queste speranze per la Nazione? Non avevamo già deciso che la democrazia fosse qualcosa di troppo importante per lasciarla veramente al popolo, senza il controllo dell’informazione e dell’opinione, senza la gara tra portatori di voti ad ogni elezione, senza rispettare la consueta ricetta “panem et circenses” per la plebe?

In questo momento voglio scrivere qui “grazie” solo al Presidente Mattarella per aver frenato e invitato a modificare il decreto sicurezza bis che prevedeva in origine, con dubbio buonsenso, multe per le organizzazioni impegnate nel soccorso dei dispersi in mare e al Presidente Conte per aver voluto sottolineare, nel giorno in cui ricorreva la strage di Capaci, come la lotta alla mafia sia una lotta di libertà, e perciò Falcone e Borsellino due esempi di uomini liberi, senza alcun sospetto abuso dell’aggettivo. C’è ancora una “buona educazione” in giro.

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