L’occupazione del potere

Quando pensiamo a politici che intervengono “a gamba tesa” sulle nomine in magistratura e nella sanità, quando possiamo facilmente individuare lo schieramento politico di appartenenza di quell’opinionista o di quell’uomo di spettacolo, intuiamo con preoccupazione un potere politico che muove le sue pedine a controllare inappropriatamente l’esercizio della giustizia, la cura della salute pubblica, l’informazione nella sua interpretazione, l’intrattenimento politicamente corretto e quale no.

Lo fanno tutti, temo. Si ha difficoltà a riconoscere anime belle nel quadro politico che pensino che il proprio partito riesca a conservare e a guadagnare consenso nello stretto agone del dibattito parlamentare e d’una comunicazione solo a questo relativa. Eppure questo scenario, di occupazione dei gangli del sistema con uomini di comprovata affiliazione, non rende merito al popolo, cui appartiene la sovranità secondo la nostra Costituzione: il popolo diviene un gregge da imbonire e da corrompere, da limitare nell’esercizio delle proprie opportunità nel caso in cui si opponga.

Eppure il popolo è altro, va oltre l’accodarsi al più cinico mercanteggiamento delle cariche, e al corrispondente silenzio delle coscienze. Lo diceva don Luigi Giussani in quell’anno drammatico per la nostra storia che è stato il 1992: “Un ideale di vita umana o più umana, non può non suscitare l’interesse della gente, che in qualche modo si riconosce amica e collabora in vista di un percepito o supposto ideale di migliore umanità e cerca di trovare anche gli strumenti per realizzare questo ideale. Questo è un popolo”.

Sappiamo oggi tornare ad essere un popolo come lo fummo negli anni della Ricostruzione dopo il Secondo Conflitto Mondiale? O, per il momento, colla Lega primo partito nazionale, ci immaginiamo più come una confederazione di popoli ciascuno dedito alla tutela degli interessi locali e alla difesa da interferenze extraterritoriali? Per superare l’occupazione del potere abbiamo bisogno di un risveglio della nostra coscienza collettiva, il popolo deve ritornare centrale e deve lasciarsi guidare più dall’ideale pubblico che dall’interesse privato. Ma cosa sogna il popolo (o cosa sognano i popoli italiani) oggi?

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