Non salvare Salvini

Che ci si debba difendere ‘nei’ processi e non ‘dai’ processi, facendo valere lo Stato di Diritto di fronte al quale ogni cittadino è uguale, è massima di civile convivenza in una democrazia che voglia dirsi tale. Sarò sincero: l’immigrazione dalle coste africane va affrontata nell’ottica di una indispensabile redistribuzione dei migranti sull’intero territorio dell’Unione Europea e l’Italia è stata per troppo tempo lasciata colpevolmente isolata su questa questione; inoltre l’integrazione dei migranti sul territorio italiano ha sollevato nel tempo molti pesanti dubbi, dalle baraccopoli e dai casi di caporalato nelle campagne del Mezzogiorno, alla mafia nigeriana che fino a pochi giorni fa aveva la propria base nel CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Mineo, provincia di Catania, e gestiva da lì spaccio e prostituzione, fino a ricordare le intercettazioni di quel “mondo di mezzo” romano che con compromissioni con chi sarebbe stato preposto alla difesa della legalità e l’ingresso in meccanismi clientelari otteneva in cambio gli appalti di gestione dell’accoglienza perché “gli immigrati fruttano di più della droga”.

Di fronte all'”internazionale socialista” che, giustamente, si indigna per le morti in mare ma che poi, meno giustamente, fa spallucce sulla concreta accoglienza ed integrazione in una Nazione povera (nel 2017, dati Istat, le persone che vivevano in povertà assoluta in Italia avevano sfondato quota 5 milioni, il valore più alto registrato dall’inizio delle serie storiche nel 2005), c’è da chiedersi se non abbiano una parte di ragione i ministri Salvini e Toninelli con l’iniziativa dei “porti chiusi”. Del resto come farsi sentire in Europa senza una decisione muscolare, invece di mostrarsi pacificamente disponibili ad una spesso falsa e sempre sbilanciata integrazione? Eppure, proprio per questa parte non trascurabile di ragione, dal ministro e da chi voterà domani sul caso Diciotti nella Giunta per le Immunità parlamentari del Senato si auspica coerenza e coraggio, evitando lagnanze di persecuzioni giudiziarie da parte di una magistratura politicizzata e tesi azzardate secondo le quali, aprioristicamente, i governi non vanno mai giudicati nel loro operato.

Costruire ponti

Non c’è nulla di più complesso, e di più complessivo, dell’esperienza religiosa. La quale può guidare gli uomini verso le vette più alte o gli abissi più profondi, traendo il meglio dalla loro umanità o il peggio dalla loro disumanità. I credenti, pur vivendo in uno spazio e in un tempo di esperienze parziali, coltivano una fiducia che supera il grigio e talora l’aridità della natura e quella della natura dei rapporti umani, intuendo un disegno perfetto sopra tanta imperfezione e fragilità. Con questo balzo della fede “la follia di Dio” (prima lettera ai Corinzi) “è più sapiente degli uomini”, “la debolezza di Dio” diviene “più forte degli uomini”.

A Campo de’ Fiori in Roma, l’ottocentesco monumento al filosofo e frate domenicano Giordano Bruno, lì arso vivo due secoli prima, ci rammenta i tempi bui dell’Inquisizione quando l’autorità della Chiesa non poteva essere messa in discussione nell’Europa cattolica. Sì, ci sono stati secoli in cui il riferimento a Dio ha giustificato la messa a morte di tante vite, nonché la guerra i saccheggi gli stupri. Secoli di crociate e di guerre “sante” contro gli infedeli. Ancora recentemente stiamo vivendo sotto la minaccia del terrorismo che usa come propria giustificazione la religione.

Per la natura particolare di qualunque religione, capace quindi di muovere nel bene e nel male le corde più profonde del pensiero e dell’azione del fedele, è dunque assolutamente opportuno che le autorità religiose si parlino pubblicamente in occasioni ripetute e cerchino sempre più punti d’incontro per una pacifica convivenza. Che si studino approfonditamente inoltre, come accade da mezzo secolo al PISAI (https://www.pisai.it), Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, “centro di studi e di ricerca che prepara al dialogo islamo-cristiano”. E’ chiaro in conclusione che chi scrive queste righe auspica che abbia portata storica l’incontro interreligioso tenutosi nella penisola araba in questi giorni, nell’ottica della pace, fecondo di un’accresciuta comprensione reciproca tra credi diversi, capace di una delegittimazione “senza se e senza ma” dell’odio religioso.